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Comunicare le cose brutte. Il rischio, la malattia, la morte nell’editoria per bambini

Vallortigara, Anna
2021-02-17
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Abstract
L’editoria per bambini mi ha sempre affascinato: libri colorati, finestrelle da aprire, un universo di curiosità, disegni meravigliosi, poter raccontare storie mirabolanti a esserini avidi di conoscere il mondo. Sicuramente, pensavo, raccontare la scienza ai bambini è difficile solo per quanto riguarda la semplificazione dei contenuti: non si devono banalizzare o spettacolarizzare troppo e devono essere più chiari possibile. Insomma, si possono insegnare tantissime cose ai più piccoli attraverso i libri! Ovviamente, mi sbagliavo. Approcciandomi al tema di ricerca, per recuperare quello che ho scoperto essere un mondo complesso e ancora più affascinante di quanto pensassi inizialmente, ho capito che il mio approccio all’editoria per l’infanzia era sbagliato e dovuto a idee ingenue che caratterizzano il modo di pensare di un non esperto del settore. Studiando i manuali sulla letteratura per l’infanzia ho scoperto che i libri per i più piccoli, che siano di narrativa o di divulgazione, possono essere delle piccole opere d’arte. Fermandomi nelle librerie e sfogliando i vari testi con altri occhi, ho iniziato a distinguere i capolavori da quelli che un tempo avrei considerato egualmente meravigliosi, ma che non rispecchiavano la cosa più fondamentale di tutte nel campo della comunicazione: le esigenze del pubblico. Il mio punto di vista, inevitabilmente, era ingenuo: quello di un adulto che pensa di sapere che cosa vada bene per i piccoli, ma che non ha ancora conosciuto davvero quelle personcine a cui vuole rivolgersi. Sfogliando i libri, poi, non avrei mai creduto di poter ridere, commuovermi o di lasciarmi trascinare da storie o scoperte che mi hanno riportata a quando ero piccola, perché mi sono ricordata le sensazioni, i pensieri, i modi di ragionare che avevo allora. E questo è il potere di alcuni autori: riuscire a capire com’è il mondo di un bambino, riuscire a parlare, a ragionare come lui e a esprimere le sue perplessità, i suoi timori e le sue paure ad alta voce, e non come un adulto che dal suo punto di vista impone un pensiero.
Archivio
http://hdl.handle.net/20.500.11767/123499
Diritti
open access
Visualizzazioni
6
Data di acquisizione
Apr 19, 2024
Vedi dettagli
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