Il saggio analizza le politiche di occupazione italiane dei territori nord-orientali annessi alla fine della prima guerra mondiale, evidenziando come in una prima fase sia il governo italiano che il comando supremo dell'esercito fossero stati ispirati da principi sostanzialmente liberali per quanto riguardava l'atteggiamento da tenere verso le popolazioni di lingua e cultura slava, nella convizione che politiche improntate alla tolleranza e al rispetto avrebbero potuto facilitare una loro graduale asssimilazione all'interno del nuovo stato. In una seconda fase, tuttavia, il progressivo rafforzamento di correnti politiche antidemocratiche e nazionalistiche a livello nazionale compromise questo tipo di approccio e, successivamente, l'instaurazione del regime fascista mise rapidamente fine a ogni progetto di assimilazione graduale, con l'avvio di un processo di italianizzazione forzata delle popolazioni slave.