La post verità (Leith 2017) è un atteggiamento cognitivo che privilegia gli aspetti emotivi e performativi del linguaggio, rispetto alla descrizione di realtà fattuali. In questo contributo si propone l’idea che due motivi sottostiano all’impostazione del “discorso” della post-verità: la crisi del significato, dovuta alla crescente complessità dei fenomeni che impattano sulla vita quotidiana e l’ecologia dei social media; quest’ultima stabilisce reti molto differenziate che trasmettono molto rapidamente messaggi semplificati, ma efficaci nel produrre effetti sociali di consenso. Come conseguenza, si diffonde la comunicazione ostile, che massimizza l’omogeneità e il conformismo delle comunità simili e aumenta la differenza tra comunità diverse.
Si ritiene che la scuola possa contrastare l’uso riduttivo della comunicazione in condizioni di post-verità, sviluppando pratiche che consentano l’elaborazione di piani di significato; la costruzione di “zone di sviluppo intermentale” offre la possibilità di elaborare la comprensione delle conseguenze della comunicazione non ostile per rompere il ciclo dell’ostilità.