Il grave problema del sovraffollamento delle carceri italiane, tale da integrare un vero e proprio «trattamento inumano e degradante» secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, può assumere una connotazione ancor più drammatica nel caso di detenute madri. Dopo una breve analisi dell’attuale panorama normativo in tema di donne-madri detenute, si illustrano le possibili alternative al carcere tradizionale finalizzate a garantire il diritto all’affettività della donna sottoposta a provvedimenti restrittivi della libertà personale.