Opzioni
Becoming a Compassionate UniverCity: Comunità accademica e territorio insieme per promuovere una cittadinanza consapevole e una cultura della cura nella fragilità e nel fine vita
Progetti di IPS-TM finanziati dall'Ateneo
operative
Data di inizio
24 Marzo 2026
Data di fine
31 Ottobre 2027
Abstract
Le condizioni di salute, la qualità della vita e il fabbisogno assistenziale sono profondamente influenzati
da determinanti economici e sociali, e rappresentano una delle principali criticità dei sistemi sanitari
contemporanei. In Europa, dati statistici e ricerche documentano in modo consistente la presenza di
marcate disuguaglianze sociali di salute: a parità di sistema sanitario, le persone in posizione
socioeconomica svantaggiata presentano eccessi significativi di mortalità e morbosità rispetto ai gruppi
più avvantaggiati, indipendentemente dagli indicatori utilizzati (istruzione, reddito, classe
occupazionale). A tali disuguaglianze si associa un minore accesso alla prevenzione e alle cure
specialistiche, configurando una vulnerabilità cumulativa che intreccia fattori materiali, ambientali,
comportamentali e organizzativi.
Parallelamente, le trasformazioni demografiche e familiari stanno modificando in modo strutturale le
reti di supporto: l’aumento della sopravvivenza, il calo della natalità, la riduzione dell’ampiezza familiare
e l’incremento delle famiglie unipersonali indeboliscono la capacità assistenziale tradizionalmente
svolta dal nucleo familiare, in particolare nei confronti delle persone anziane e fragili. Le comunità
occidentali hanno progressivamente delegato l’esperienza del fine vita e del lutto a contesti
specialistici, esternalizzandola verso strutture sanitarie e caregiver professionali. Questo processo ha
ridotto la familiarità collettiva con il morire e indebolito la capacità sociale di accompagnare la fragilità.
In questo scenario, la fragilità, la sofferenza e il fine vita non possono essere considerati
esclusivamente questioni cliniche, ma dimensioni sociali e culturali costitutive dell’esperienza umana
e che richiedono la promozione di un profondo cambiamento culturale e una presa di responsabilità
collettiva.
Eppure, la capacità di com-passione, intesa come partecipazione emotiva alla sofferenza altrui
accompagnata dal desiderio di alleviarla e portare supporto, resta una competenza profondamente
umana e potenzialmente attivabile a livello di comunità.
Il paradigma delle Compassionate Communities, sviluppato nell’ambito della sanità pubblica palliativa,
propone un cambio di prospettiva: la cura della fragilità, della sofferenza e del morire non è in carico
esclusivamente al servizio sanitario, ma diventa responsabilità condivisa dell’intera comunità. Scuole,
università, enti locali, associazioni, reti informali e cittadini sono chiamati a diventare attori attivi nella
costruzione di contesti capaci di accogliere, sostenere e accompagnare; la letteratura evidenzia che
tale approccio può concretamente migliorare la qualità della vita, favorire interventi precoci, ridurre
accessi sanitari impropri e sostenere in modo più efficace le famiglie.
Le Compassionate Communities non sostituiscono i servizi sanitari, ma li integrano attraverso una
mobilitazione consapevole del capitale sociale. Affinché ciò avvenga, è necessario un investimento
educativo che prepari cittadini e istituzioni a “sapere cosa dire e cosa fare” di fronte alla malattia, alla
vecchiaia, al morire e al lutto.
La morte, infatti, pur rappresentando un evento universale, è progressivamente divenuta un tema
marginalizzato nello spazio pubblico e nei contesti educativi. In una società orientata alla performance,
alla giovinezza e all’efficienza, la malattia, la vecchiaia e il morire tendono a essere rimossi o vissuti
come fallimento. I giovani, particolarmente esposti a narrazioni mediatiche spettacolarizzate della
morte, si confrontano spesso con questo tema in forme precoci e talvolta traumatiche, senza disporre
di adeguati strumenti culturali, relazionali ed emotivi per elaborarlo.
L’assenza di spazi educativi dedicati alla riflessione sulla finitudine si intreccia con condizioni di
vulnerabilità identitaria proprie dell’età evolutiva, caratterizzata da processi complessi di costruzione di
senso e di progetto di vita. La letteratura scientifica evidenzia l’urgenza di promuovere percorsi di
educazione alla cura, alla narrazione del dolore e alla consapevolezza del limite, come fattori protettivi
individuali e collettivi.
In questo processo, università e scuole assumono un ruolo strategico: sono luoghi privilegiati di
apprendimento reciproco, di costruzione di senso e di promozione della solidarietà, capaci di attivare
reti collaborative e di contribuire alla trasformazione culturale necessaria per una comunità realmente
compassionevole.
La presente proposta progettuale mira, dunque, a favorire il coinvolgimento attivo dei cittadini, di
comunità territoriali, di portatori di interesse e attori sociali, tale per cui in tutte le fasi di realizzazione
delle attività, sia la comunità accademica (studenti di ogni livello, personale docente e tecnico
amministrativo), che enti, associazionismo e cittadinanza verranno interessati in modo sistematico e
partecipativo.
La proposta risponde ai punti del bando:
1. Tematica relativa alla produzione e gestione di beni pubblici:
d) organizzazione di attività culturali (spettacoli teatrali, performance artistiche)
e) divulgazione scientifica (prodotti aperti anche al pubblico non accademico)
g) iniziative di coinvolgimento proattivo dei cittadini anche per favorire la disseminazione e
l’implementazione dei risultati della ricerca e dell’innovazione nella società e ridurre disuguaglianze e
discriminazioni
2. 2. Tematica relativa alle scienze della vita e salute
a) giornate informative e di sensibilizzazione, soprattutto in favore di categorie fragili
3. Tematica relativa alla inclusione e al contrasto alle diseguaglianze, con particolare riferimento agli
obiettivi dell’Agenda ONU 2030
a) inclusione e coesione sociale
Health conditions, quality of life, and care needs are profoundly influenced by economic and social determinants, and represent one of the major critical issues facing contemporary healthcare systems. In Europe, statistical data and research consistently document the presence of marked social inequalities in health: within the same healthcare system, people in disadvantaged socioeconomic positions experience significantly higher levels of mortality and morbidity compared to more advantaged groups, regardless of the indicators used (education, income, occupational class). These inequalities are associated with reduced access to prevention and specialist care, creating a cumulative vulnerability that intertwines material, environmental, behavioral, and organizational factors.
At the same time, demographic and family transformations are structurally reshaping support networks: increased life expectancy, declining birth rates, smaller family sizes, and the rise in single-person households weaken the caregiving capacity traditionally provided by the family unit, particularly for elderly and frail individuals. Western societies have progressively delegated the experience of end-of-life and mourning to specialized settings, externalizing it to healthcare institutions and professional caregivers. This process has reduced collective familiarity with dying and weakened society’s ability to accompany and support fragility.
In this context, frailty, suffering, and end-of-life cannot be considered exclusively clinical matters, but rather social and cultural dimensions intrinsic to the human experience, requiring the promotion of profound cultural change and collective responsibility.
Yet the capacity for compassion—understood as emotional participation in another person’s suffering accompanied by the desire to alleviate it and provide support—remains a deeply human competence that can potentially be activated at the community level.
The Compassionate Communities paradigm, developed within the field of public health palliative care, proposes a shift in perspective: caring for frailty, suffering, and dying is not solely the responsibility of the healthcare system, but becomes a shared responsibility of the entire community. Schools, universities, local authorities, associations, informal networks, and citizens are all called upon to become active actors in building environments capable of welcoming, supporting, and accompanying individuals; the literature highlights that this approach can concretely improve quality of life, encourage early interventions, reduce inappropriate healthcare utilization, and provide more effective support for families.
Compassionate Communities do not replace healthcare services, but rather complement them through the conscious mobilization of social capital. For this to occur, educational investment is necessary in order to prepare citizens and institutions to “know what to say and what to do” in the face of illness, aging, dying, and grief.
Death, despite being a universal event, has progressively become a marginalized topic in public spaces and educational contexts. In a society oriented toward performance, youth, and efficiency, illness, aging, and dying tend to be removed from public discourse or experienced as failures. Young people, particularly exposed to sensationalized media narratives of death, often encounter this theme in premature and sometimes traumatic ways, without possessing adequate cultural, relational, and emotional tools to process it.
The absence of educational spaces dedicated to reflection on finitude intersects with the identity-related vulnerabilities characteristic of developmental age, marked by complex processes of meaning-making and life planning. Scientific literature highlights the urgency of promoting educational pathways focused on care, the narration of suffering, and awareness of human limits, as protective factors for both individuals and communities.
In this process, universities and schools play a strategic role: they are privileged spaces for reciprocal learning, meaning-making, and the promotion of solidarity, capable of activating collaborative networks and contributing to the cultural transformation necessary for a truly compassionate community.
This project proposal therefore aims to foster the active involvement of citizens, local communities, stakeholders, and social actors, ensuring that throughout all stages of project implementation both the academic community (students at all levels, teaching staff, and technical-administrative personnel) and institutions, associations, and citizens are systematically and participatively engaged.
The proposal addresses the following points of the call:
Topic related to the production and management of public goods:
d) organization of cultural activities (theatrical performances, artistic performances)
e) scientific dissemination (outputs open also to non-academic audiences)
g) initiatives promoting the proactive involvement of citizens, also aimed at fostering the dissemination and implementation of research and innovation outcomes within society and reducing inequalities and discrimination
Topic related to life sciences and health:
a) informational and awareness-raising initiatives, especially in support of vulnerable groups
Topic related to inclusion and the fight against inequalities, with particular reference to the objectives of the UN 2030 Agenda:
a) inclusion and social cohesion
Parole chiave
CER
LS7_12 - Health care, including care for the ageing population
Finanziatore
Università degli Studi di TRIESTE
Grant number
assente
Importo
12480
Partner(i)
Università degli Studi di TRIESTE
Ruolo
Partner Unico